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L’amore verso un animale ci fa sentire meno soli

L’amore verso un animale ci fa sentire meno soli

La compagnia di un animale spesso, senza rendercene conto, può migliorare la nostra vita, soprattutto quando stiamo affrontando situazioni complesse e difficili o ci sentiamo semplicemente giù di morale.

Sembrerebbe infatti che Il cane o gatto con il quale viviamo, percepisca perfettamente il nostro stato d’animo meglio di qualsiasi umano, in un momento di sconforto.

Ci coccola, ci è vicino, e cerca in tutti i modi di non farci sentire soli. Quasi ad incoraggiarci, il nostro amico peloso ci porge la sua zampa, creando con noi un legame d’amore, una simbiosi perfetta, una cosa meravigliosa.
La Storia di Cloe

La storia di Cloe e del suo umano

A raccontarci di come un animale può essere un vero antidepressivo naturale è Davide, un giovane infermiere siciliano che ha adottato la piccola Cloe, in un periodo difficile della sua vita, dovuto alla perdita di una persona cara.
Cloe è una allegra e affettuosa gattina bianca e nera, con un cuoricino disegnato sul naso, che circa un anno fa inaspettatamente è entrata nella vita di Davide.

“Il giorno che ho deciso di accogliere nella mia casa Cloe, ero al telefono con un amico, e mi raccontava che una gatta, che da piccola era stata recuperata dalla spazzatura, aveva partorito i cuccioli, e se volevo adottarne uno. – Mi sono detto mentalmente – “E’ proprio ciò che sto cercando in questo momento di solitudine!”

Davide quando vede Cloe si innamora incondizionatamente della sua dolcezza, e quando la porta a casa, sin dall’inizio si rende conto che nascerà tra loro uno stretto legame. Sorride quando la gattina compie una marachella, gioisce quando salta sui mobili e cerca di acchiappare le mosche, e il suo umore è più sollevato.

“Per tredici anni ho vissuto con Birillo, il mio gatto, ed ho sempre cercato di accudire, curare, aiutare e amare tutti gli animali. Oggi con Cloe so che c’è sempre qualcuno che mi aspetta a casa, che mi salta addosso, mi regala coccole, e che mi rende predisposto a sentimenti come l’empatia, l’amore e il rispetto del pianeta, la fiducia verso gli altri.”

Un legame sincero e profondo, che non ha fatto perdere la speranza a Davide di credere nella sensibilità che ogni persona ha nell’animo.

“Nei primi periodi Cloe, quando ero triste veniva tutte le notti a dormire sul mio petto, come se avvertisse il mio essere nostalgico. Amo i gatti anche perché li ritengo animali molto particolari con una grande sensibilità.

Riescono in qualche modo a ripulire le tue energie, a cacciare l’energie negative della casa, e credo che abbiano delle qualità spirituali. D’altronde è risaputo che per questo motivo erano sacri agli egizi.”

La Storia di Cloe

Sicuramente l’adozione di Cloe è servita a entrambi, ma come ci sottolinea Davide, Cloe anche se vive in una casa bellissima e accogliente è stata più generosa rispetto al suo umano, donandogli ogni giorno una vita serena.

“Ebbene si! Questo esserino che pesava meno di un chilo, quando è arrivata a casa ha fatto più lei un favore a me che non io a lei! Appiccicosa come un bubble bum e dolce come una crema, Cloe è la dimostrazione dell’AMORE!”

L’amore, questo sentimento magico che oltre a farci star meglio genera altro amore, unione e condivisione. Perciò Davide ha deciso grazie a Cloe di esprimerlo, soprattutto ora che tutti, umani e animali, stiamo vivendo sofferenze immense generate da questo periodo di incertezze e violenza.

“Non incattiviamoci, – conclude Davide – con l’odio, i conflitti, le menzogne, non otteniamo nulla, nella sofferenza invece cresci e diventi migliore, e sicuramente con l’amore faremo del bene agli altri, umani e animali che ci daranno modo di evolvere e affrontare la vita con rispetto e un po’ più di serenità.”

Cloe ci insegna che uno scricciolo di pochi chili può davvero trasformare la nostra vita.

Adotta non comprare, cerca la tua impronta sui nostri appelli e se anche tu vuoi raccontarci la storia dell’adozione del tuo pet scrivici, saremo lieti di condividerla. 🐾

21 Novembre 2021Comments Off, adozioni gatti | amore verso gli animali | cloe | gatti che aiutano a non sentirsi soli | combattere la tristezza con un gatto | animali curativi | depressione curata con il gatto | storie di gatti
Nuno, il gatto con 9 vite

NUNO, il Gatto con 9 vite

La storia che vi racconterò oggi, comincia qualche mese prima che accadesse. E’ la storia di un gatto randagio e di un’ umana che ama i mici, e che quando ne incontra uno per strada, affamato o acciaccato che sia, si china a fargli due coccole e porgergli una pappa.

Il sogno di questa umana, che sono io, è quello di regalare a tutti i gatti di strada una casa, una famiglia, una pappa buona e un comodo divano, dove ogni giorno potersi stiracchiare e farsi le unghie. Anche se ciò non potrà mai avverarsi, continuo a sperare e a far si che questa missione si realizzi almeno nel mio piccolo mondo.

Quando ero bambina credevo che i gatti più felici fossero quelli che vivevano liberi e spensierati all’aria aperta. I gatti cacciatori, che ti portavano i topolini o gli uccellini come dono. I gatti golosi che ti venivano a trovare quando sentivano profumi dalla cucina, e soprattutto i gatti innamorati, quelli che la notte potevano guardar la luna e correre dalle loro innamorate alla scoperta dell’amore.

Quando invece, osservavo i gatti appisolati per ore e ore sulle poltrone o in piedi davanti alle finestre di casa, pensavo che fossero tristi. Forse da piccola non conoscevo nessun pericolo o forse non avevo ben chiaro cosa fosse la vita!

Qualche anno fa per strada ho fatto la conoscenza di un piccolo gattino bianco e grigio, poteva avere tre o quattro mesi. A differenza di altri gatti randagi che ho incontrato nella mia vita, questo micetto mi ha dato pensiero da subito.

Forse perché stava sul ciglio di una strada in curva, e incurante fissava un cespuglio di foglie davanti al muretto alto di una casa che sembrava abbandonata. Non capivo se quella fosse casa sua, dalla quale era scappato, o se cercava semplicemente cibo e chissà da dove venisse.

Da quel giorno facemmo subito amicizia. Ogni notte quando tornavo a casa da lavoro in macchina con Alessandro, mio marito, gli portavamo una pappa. Poi si faceva coccolare, e prima di salutarci gli facevo mille raccomandazioni, mentre lui, buono buono, saltava il muretto e andava a dormire in mezzo alle foglie.

Ed io andavo a dormire con l’immagine di quel gatto, di cui non aveva ancora un nome, e di come aveva gustato felice quella pappa e quelle carezze sfuggenti.

NUNO Gatti in Finestra

Dopo il nostro primo incontro, ogni notte, tranne quando pioveva quel gatto era lì, ad aspettarmi. Mi fermavo con la macchina, gli davo da mangiare e dopo andava a dormire oltre il muretto.

Sinceramente mi ero affezionata subito a quel musetto dolce e birbante, che da me a quanto pareva voleva solo cibo e qualche coccola. Avrei voluto trovargli da subito una famiglia, scrivere un appello per lui ma non sapevo se fosse di qualcuno.

Di giorno non c’era mai. Avevo anche perlustrato la zona, chiesto alle persone se conoscessero quel gatto. Ma nessuno mi ha saputo dare notizie.

“Qui ci sono tanti gatti!”– addirittura, qualcuno ha detto – “I gatti portano malattie!”-, o peggio – “Qui è un continuo di gatti, ci mancavano loro!”.

Insomma niente che potesse aiutarmi a capire dove stava quel gatto di giorno. Mi veniva da pensare che fosse veramente di qualcuno e che di notte scappava.

Non ero tranquilla per nulla, e poi il gatto si stava facendo grande, e se fosse stato veramente randagio avrei dovuto farlo per lo meno sterilizzare. La situazione si complicava.

Dopo aver riflettuto su tutte queste cose, quel gatto, per parecchi giorni non si è più visto. Cominciava a far freddo, i nostri incontri in quel periodo si erano fatti rari e quando misteriosamente appariva, ero felicissima che stava bene.

Ora era più grandicello, era diventato più diffidente, cercava sempre meno le coccole e dopo aver mangiato scappava come un razzo. Sinceramente ero più tranquilla quando non lo incontravo piuttosto che vederlo in pericolo sulla curva di quella strada, a giocare con le foglie.

La notte che decisi di dare un nome a quel gatto, fu una notte di lacrime e di tristezza. La ricordo come se fosse ora.

Quella notte, proprio poco prima dell’inizio di quella curva dove era solito stazionare il gatto, ci sorpassa un auto ad alta velocità. Nel mentre vedo qualcosa dall’altro capo della strada che corre per attraversare la strada, non riesco a capire. Questione di secondi. Cerco di connettere il cervello: la macchina che era davanti a noi, a tutta velocità ha investito un animale.

Freniamo di colpo, scendiamo di corsa dalla macchina, mentre la macchina davanti a noi si dilegua come se niente fosse. Riconobbi che era il mio piccolo randagino scapestrato e sfortunato, il gatto bianco e grigio era inerme in mezzo alla strada.

Piangevo dalla rabbia, dalla disperazione, mio marito ebbe la prontezza di levarlo dalla strada e di posarlo sul ciglio del marciapiede, sembrava che non respirasse più. Cercavo invano di chiamare i vigili, un veterinario, non mi rispondeva nessuno e chi mi rispendeva mi diceva di attendere in linea o di restare lì sul posto dell’incidente.

Aspettammo inutilmente che qualcuno arrivasse per aiutarci e dirci cosa fare, non sapevamo come comportarci in queste situazioni.

Avevo il cuore a mille, il gatto probabilmente aveva sbattuto la testa, sul corpo non aveva grosse lesioni, e sul musetto aveva un po’ di sangue, ma era immobile da quando l’avevamo raccolto dalla strada.

Dieci minuti così, lunghissimi minuti trascorsi tra lacrime e parolacce. E quando perdemmo tutte le speranze, con il cuore in gola, il gatto si svegliò dal suo coma, così come lo chiamo io, fece alcuni scatti nervosi e salti, e impaurito scappò nascondendosi sotto le macchine parcheggiate.

Non c’era verso di prenderlo, e la mia paura era che potesse essere così spaventato e finire sotto una macchina un’altra volta.

Ho passato la notte su quella strada, facendo segno alle poche macchine che passavano di rallentare. Quando ha iniziato ad albeggiare avevo la certezza che non sarebbero venuti ne i vigili ne chiunque altro.

Come un fulmine, come se nulla fosse successo, mi girai e vidi quel gatto che scavalcava il muro che lo conduceva dentro il giardino. Nuno, lo chiamai Nuno, perché mi augurai che fosse vero il detto che i gatti hanno 9 vite.

Mi addormentai con le lacrime agli occhi, mille domande mi passavano per la testa. Se non fossi passata lì in quel momento ma fosse passato chiunque altro? E se non si fosse fermato a raccogliere il piccolo e metterlo in sicurezza? Se fosse passata un’altra macchina che lo avrebbe schiacciato e ucciso per sempre?

Riuscii a chiudere gli occhi a inizio mattina con quei brutti pensieri e con la certezza che appena mi sarei svegliata sarei entrata a tutti i costi in quel giardino privato, scavalcando il muro alto alla ricerca di Nuno.

Era un giardino pieno di erba e spine, prima di entrare provai a suonare al portoncino accanto, ma non rispondeva nessuno, come già avevo provato a fare tempo prima. Scavalcai a fatica e mi feci coraggio ma non trovai nulla, ne Nuno ne qualsiasi cosa che mi facesse pensare che di lì era passato o viveva un gatto.

Fu soltanto nel tardo pomeriggio, che riprovai ad andare alla casa vicino al giardino. Bussai con insistenza al portoncino, e dopo tanto venne ad aprire un signore anziano, che sembrava non aver molta voglia di starmi a sentire.

Lo implorai di darmi retta, e quando gli raccontai che cercavo un gatto bianco e grigio e tutta la storia di Nuno, mi disse, che quel giardino era pieno di gatti randagi. Aveva provato a cacciarli senza ottenere risultato e soprattutto non aveva tempo per pensare ai gatti.

Supponeva che qualcuno glieli lanciasse nel giardino, che non curava più da quando aveva perso la moglie. Ogni tanto comprava i croccantini, perché in fondo lui amava gli animali.

Fu allora, che mi disse che quella mattina il gatto bianco e grigio, che di solito era sempre in giro, stranamente si era accucciato davanti alla sua porta, e si era fatto coccolare a tal punto che gli aveva aperto la porta di casa, e si era acciambellato sulla poltrona, dormendo tutto il giorno.

Nuno, il Gatto con 9 vite e Antonella.

NUNO GATTO 9 VITE

Mi fece cenno di entrare, ci presentammo e in quel momento cercai di convincere il signor Luciano, così si chiamava quell’uomo, a iscrivere tutti i gatti che venivano a trovarlo a una colonia, che sarebbe stata gestita da lui, e di farli sterilizzare tutti e che io gli avrei dato una mano.

All’inizio mi disse di no, ma dopo due giorni mi chiamò perchè ci aveva ripensato. Nuno fu subito portato dal veterinario per accertamenti, e sapere che stava benissimo fece sentir meglio anche me.

Fu sterilizzato dopo un mese, e ora vive felice e libero nel giardino, messo in sicurezza, che ora ha preso forma e colore insieme ad altri gatti della colonia.

Spero con tutto l’affetto che Nuno conservi intatte tutte le sue altre 8 vite. Ma soprattutto mi auguro che chiunque si fermi a soccorrere un animale ferito o che ha subito un incidente, perché è un dovere di ognuno di noi, a prescindere dal fatto che abbiamo o no a cuore il bene per gli animali.

Se volete raccontare la storia dell’adozione del vostro pet, scriveteci e saremo lieti di condividerla. 🐾

21 Novembre 2021Comments Off, adozioni gatti | amore verso gli animali | cloe | gatti che aiutano a non sentirsi soli | combattere la tristezza con un gatto | animali curativi | depressione curata con il gatto | storie di gatti
Zaffiro, un bellissimo gatto sordo adottato per caso

Zaffiro

Cosa vuol dire prendersi cura di un gatto sordo? Spesso pensiamo che condividere la nostra vita con un gatto sordo, sia complicato e soprattutto difficile. Per Maria, artigiana romana specializzata in oggettistica d’epoca, adottare Zaffiro, un bellissimo gatto sordo tutto bianco con gli occhi blu, di circa due anni non è stato così.
La prima cosa da fare è imparare a comprendere ciò di cui il nostro amico a quattro zampe avrà bisogno e aspettare che acquisti fiducia in noi.
La storia di Zaffiro ci dimostra come i gatti sordi possono essere animali felici come tutti gli altri e soprattutto come sanno adattarsi in ogni circostanza.

“Ho conosciuto Zaffiro ad aprile di quest’anno – Maria ci racconta- e ho deciso di adottarlo dopo aver visto il post su Facebook che l’associazione Tana Libero Tutti, che si trova nel Lazio, aveva indicato come adozione del cuore. “

Zaffiro Gatto Sordo 4

Per Zaffiro si cerca una famiglia che abbia un appartamento non troppo grande, considerato il suo problema, senza balconi e senza troppa esposizione al sole, in quanto è un gatto tutto bianco con gli occhi azzurri molto pauroso. Inizialmente Maria invece sta cercando un gatto anziano, senza troppi problemi, più adatto alla sua età, al quale donare un po’ di affetto.

“Quando ho letto il post di questo micio bianco, completamente sordo e con qualche altro problemino, mi sono fermata a pensare. Visto che per lui era consigliabile la vita in appartamento, senza avere l’esposizione al sole diretto, mi sono detta che un appartamento come il mio probabilmente per quel micio poteva andare bene mentre per qualcun altro poteva essere un sacrificio. E anche se Zaffiro era un gatto giovane mi sono lasciata conquistare dalla sua storia, descritta nell’appello.”

Dopo che Maria contatta l’associazione, alcune volontarie si mettono subito in moto. Le viene presentato il gatto sordo, che non le da molta confidenza e che soprattutto all’inizio è impaurito e diffidente.

Le volontarie le dicono subito che ci vorrà molta pazienza prima che il micio si abitui ai nuovi spazi e cominci a trovarsi a proprio agio. Dopo le varie pratiche e dopo il controllo di sicurezza della casa a Maria viene affidato Zaffiro.

“La mia vita – spiega l’adottante con emozione – è cambiata parecchio, più che altro per il motivo che la sordità del gatto è un tipo di handicap che per un felino è decisamente pesante. A questo ero preparata, così come alle sue difficoltà caratteriali, dovute chiaramente al vissuto precedente. Leggevo nei suoi occhi il terrore, intravedevo le sue paure ma ho cercato di conquistare da subito la sua fiducia, che è arrivata dopo qualche mese.”

Zaffiro Gatto Sordo 5
Zaffiro è un gatto che ha subito anche un trauma facciale, e ha una lesione al setto nasale che periodicamente gli provoca dei fastidi ad una narice. Ma con Maria ora vive la sua vita felice, amato e coccolato.

“Ci è voluto molto tempo prima che acquisisse fiducia, prima di fargli i grattini in testa, di venire in braccio quando gli va, di acciambellarsi sul letto. Quando mi avvicino lo faccio piano piano, uso dei segnali visivi, o allungo il braccio mentre mi guarda.”

Maria ha dovuto anche a livello logistico rivedere l’organizzazione della sua casa ed impedire che il gatto potesse trovarsi in situazione pericolose per lui.

“Zaffiro è vivacissimo, va sempre alla scoperta di tutto e butta giù qualsiasi oggetto gli capiti dai mobili, tira fuori libri dalla libreria e da quando viviamo insieme sono sempre attenta che lui non si faccia male. Ma la cosa non mi pesa perché c’è l’affetto incondizionato di un animale che dimostra il suo amore per me.”

Maria ha sempre amato i gatti. Quando era piccola con il suo papà ha accudito una colonia che viveva sui tetti della sua casa nel centro di Roma, e che all’ora di pranzo puntualmente venivano a mangiare tutti insieme.
Zaffiro Gatto Sordo 2

Zaffiro - Il Gatto Sordo che ha trovato adozione grazie a Maria

Questo ricordo di tanti anni fa la fa sorridere, ma quando abbraccia il suo bel micio bianco e sordo si commuove dalla gioia ed esclama, rivolgendosi a Zaffiro – “Non riesco a immaginare una vita senza un gatto e spero di riuscire a godere ancora per molto tempo, questa furia indiavolata!”

Zaffiro è davvero un amico speciale per Maria! Se anche voi volete raccontarci l’adozione del vostro pet scriveteci e saremo lieti di condividerla. 🐾

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Lucy, la gattina orfana che ha fatto innamorare Marisa

Lucy, la Gattina orfana

L’affezione per gli animali con i quali condividiamo non solo la casa, ma anche gioie e dolori è una delle emozioni più profonde che il genere umano possa provare

Essere in simbiosi con il nostro amico a quattro zampe, che ci aspetta felice davanti alla porta di casa, quando torniamo stanchi dal lavoro, e pronto a saltarci addosso per farci le feste è spesso il momento in cui capiamo che gli animali fanno parte della nostra famiglia.

C’è chi accusa di aver umanizzato all’estremo gli animali che ci tengono compagnia, di viziare troppo questi amici ai quali abbiamo tolto la libertà solo per il nostro egoismo. Ma non tutti sanno che questi animali provengono il più delle volte da situazioni di randagismo, e che sicuramente in strada avrebbero fatto una brutta fine.

Far parte di una famiglia! Forse è questo il massimo desiderio dei tanti randagi che per strada muoiono schiacciati sotto un’automobile, o di freddo, di fame, di stenti e di speranza. Considerarli componenti della famiglia è chiaramente un sentimento spontaneo.

La storia che ci racconterà oggi Marisa, impiegata di Roma, amante degli animali fin da quando era piccola, sottolinea che l’amore verso il proprio cane o gatto, o qualsiasi altro animale, ci rende speciali. Marisa ha adottato la sua Lucy, una gattina orfana e sfortunata nel 2013, al rientro da una vacanza estiva.

“Da prima delle vacanze Lorella, una mia collega mi aveva già parlato di Lucy. Qualche anno prima avevo perso Camilla, la mia micia, per una grave malattia e avevo sofferto molto, quindi dopo di lei sia io che mio padre, con il quale vivo, non volevamo più adottare altri animali. Ma la mia collega ha insistito, proponendomi di adottare Lucy, che veniva da una cucciolata: oltre lei c’erano due fratellini, trovati in una situazione davvero critica da sua figlia.”

Marisa non si lascia convincere subito dalla sua amica. Il dolore che ha provato per la perdita di Camilla vaneggia ancora nel suo cuore.

“Purtroppo la madre dei micetti era morta in un incidente stradale. La figlia della mia amica, che tra l’altro svolge volontariato per gli animali, era nei paraggi e aveva avvistato questi mici, dopo averli portati in salvo e dal veterinario, decide di fare stallo nel negozio di toilette dove lavorava.”

Ricorda che Lorella le disse a malincuore che un cucciolo era talmente grave che perse la vita subito, e così anche l’altro fratellino dopo tanti sforzi per salvarlo. Lucy invece era una micia combattiva e giorno dopo giorno acquistava la forza di vivere. Era piccolissima e miagolava forte.

Marisa si emoziona al pensiero di quanto la sua piccola Lucy abbia lottato per restare in vita dopo aver perso la sua mamma. Quando parla di Lucy, capiamo subito che il suo cuore è grande ed è pronta ad accogliere la micia sfortunata.

“Eravamo titubanti sia io e mio padre perché Camilla era ancora viva nei nostri cuori, ma alla fine, l’amore per gli animali, per questa micina così piccola, ha vinto. Così quando papà vide la sua foto si sciolse, si mise quasi a piangere, si commosse, la vide indifesa e anche io tuttora mi commuovo. Gli dissi – Diamoli una possibilità! Noi sappiamo amare gli animali, babbo, ti prego prendiamola! E fu amore a prima vista.”

Quando adottiamo un animale la nostra vita sicuramente cambia in meglio. Ci sentiamo più gioiosi e anche più responsabili nei confronti degli animali adottati, che presto consideriamo come figli o fratellini più piccoli. Anche per Marisa la vita dopo l’adozione di Lucy è cambiata in meglio.

“Quando sono triste, o sono un po’ giù di morale, o torno da lavoro e sono un po’ stanca, lei mi si mette vicino e mi fa le coccole. Magicamente mi passano i pensieri e mi rilasso, ecco la mia vita non è proprio perfetta ma lei la riempie con il suo amore, la sua attenzione. Mi riempie la vita, le giornate, io torno a casa e so che c’è lei e sono felice.”

Lucy e Marisa - Gattina Orfana

Quando si cresce con un animale accanto riceviamo davvero un dono grande, e la storia di Marisa ci insegna che è proprio vero che gli animali fanno parte della nostra famiglia.

“Ho avuto il mio primo gatto quando avevo 5 anni. In realtà era il micio della famiglia dell’ultimo piano, loro erano una famiglia numerosa, e questo micio non era calcolato. Un giorno scappò di casa e ce lo trovammo davanti alla nostra porta. Decisero di regalarcelo, dicendo – Marisa è sola e figlia unica, ve lo regaliamo, noi siamo tanti almeno questo micio potrà far compagnia a qualcuno. Io lo chiamai Paperino, e fino all’età di 22 anni per me è stato sempre il fratello che non ho mai avuto, un fratello maggiore.

A scuola elementare dicevo che avevo un fratello che si chiamava Paperino, poi in realtà le maestre vennero a sapere che era un micio e non un fratello umano. Avevamo un rapporto simbiotico, lui mi proteggeva, mi stava accanto se piangevo per problemi a scuola, lui arrivava addirittura a percepire il mio dolore e e a star male per me, quindi era un amore immenso.”

Gli animali possono davvero trasformare la nostra esistenza, accrescendo la nostra sensibilità. Le parole di Marisa sono una bellissima testimonianza di questo e noi non possiamo fare altro che ringraziarla.

“Oggi per me Lucy è l’immenso, arricchisce la mia vita. Chi non ha animali penso che non possa capire quale dono sia, quale privilegio sia condividere la vita con una animaletto, con un amico a quattro zampe. Io ho sempre ringraziato il destino che mi ha fatto incontrare queste anime pure.

Vengono da noi per un motivo specifico, per riempirci la vita in un momento forse particolare, in diversi momenti per sostenerci, e dovremmo soltanto apprezzare questo grande dono e capire che ricchezza loro ci donano con la loro presenza.”

Se vuoi raccontarci l’adozione del tuo pet scrivici e saremo felici di raccontarla. 🐾

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Associazione Calico: aiutiamo i randagi a cercare una casa

Associazione Calico

Fare volontariato in un canile o gattile è sicuramente uno dei modi migliori per occupare il nostro tempo libero, stando in compagnia di tanti amici a quattro zampe meno fortunati, che non hanno una famiglia e una casa.

Sonia Associazione Calico

Oggi incontriamo Sonia Nicoletta D’Angelo, volontaria e presidente di Associazione Calico, che dedica anima e corpo agli animali del gattile di Valle Grande a Roma sulla via Braccianese.

Coccole e carezze sono alla base di chi si occupa dei randagi, che, come sottolinea Sonia – “Sono molto spesso frutto di abbandoni e di sterilizzazioni non effettuate in nome dell’ignoranza colpevole.”

Fare il volontario è certamente un impegno grandissimo che ha come obiettivo il benessere degli animali, Sonia come nasce Associazione Calico?

Associazione Calico nasce due anni fa. Siamo un gruppo di persone che amano gli animali e ci occupiamo di tutte le bestioline, cani, ma anche conigli e gerbilli. Abbiamo avuto cavie peruviane e tempo fa, mi sono occupata personalmente anche dei cinghiali.

Dove vi trovate di preciso?

La sede legale è a Nepi e collaboriamo molto con la polizia locale, che ci chiama quando trova un animale, specialmente cane per non mandarlo in canile e non fargli fare una brutta fine. Inoltre ospitiamo in una cantina, i gatti in stallo o quando devono fare il post operatorio della sterilizzazione, e anche i cuccioli.

La Cantina dei gatti è al centro del paese e c’è una finestrella dove i micetti si mettono fuori a guardare e la gente che passa li vede e li accarezza. Ovviamente abbiamo messo un cartello su cui è scritto che i gatti sono protetti dall’Associazione Calico e cercano una famiglia.

Da moltissimi anni ti occupi di trovare una sistemazione e una famiglia ai tanti trovatelli che incontri per strada. Sonia, raccontaci l’impegno e l’amore che, come volontaria, doni tutti i giorni agli ospiti di Valle Grande.

Si, sono tantissimi anni che sto al gattile Valle Grande. Noi dell’Associazione Calico, come spiegavo all’inizio, ci occupiamo principalmente di animali bisognosi, malati o molto vecchi.

Come tutte le associazioni che stanno all’interno dei canili e gattili dobbiamo verificare che tutto vada bene e che il benessere degli animali sia rispettato. Da volontarie vediamo come stanno i gatti, li coccoliamo, cerchiamo di farli delle foto per spingere le adozioni, vediamo come stanno in salute.

Associazione Calico Adozioni

Cosa può fare, quindi un volontario quando si accorge che un animale non sta bene?

Il compito del volontario è segnalare al direttore sanitario che, per esempio “il gatto quando mangia sento che strilla forse ha dolore dei denti oppure respira male, o ha l’occhietto un po’ chiuso”. Quindi in questo caso segnali che l’animale non sta bene.

Negli ultimi anni sembra che i protagonisti dei social siano gatti e cani, e che addirittura i proprietari abbiano creato seguitissimi profili personali del proprio animale da compagnia. Quanto sono importanti oggi i social, invece per le condivisioni degli appelli?

I social, per quanto riguarda le adozioni e per farti conoscere sono molto importanti perché solamente grazie ai social riesci a fare molte adozioni. Anche se alla fine sono un’ arma a doppio taglio, perché comunque ti contatta molta gente che vuole il gatto solo perché è bello.

Infatti se mettiamo un gattino a pelo semi lungo o con una foto perfetta ti chiamano in molti, altrimenti se è un gattino nero con un pelo che non suscita nessun interesse nessuno ti chiama.

In realtà solo quando vieni a conoscere il gatto in gattile, ti accorgi che è un gatto coccolone e fa le fusa. E’ importante anche il passaparola e spesso c’è chi ti contatta poiché un suo amico ha preso un gatto o un cane da noi tempo fa.

Reputi che siano aumentate le adozioni rispetto agli anni passati?

Le adozioni oscillano tanto! Con il Covid, secondo me le adozioni sono molto diminuite, però è tutto molto relativo, d’estate si adotta pochissimo. Quando poi arrivano i cuccioli a fine agosto o inizio settembre la gente fa più richiesta.

Il problema delle persone è che comunque vogliono subito il gatto e noi specifichiamo che adottare un gatto è una cosa che va fatta con coscienza quindi deve essere una adozione consapevole.

Ti è mai successo di fare uno stallo a un cane o gatto e alla fine te ne sei innamorata accogliendolo per sempre in casa?

Da un po’ di anni a questa parte non posso più fare stalli perché il mio gatto cieco Paolino, è senza vaccino quindi non posso portare altri animali in casa. Lui è senza vaccino per il fatto che quando era piccolo i suoi fratelli sono morti di una malattia virale e neurologica, quindi tutti i veterinari mi hanno sconsigliato di vaccinarlo.

Come ti dicevo prima, ora faccio gli stalli nella cantina e si, mi innamoro dei gattini. Però nel tempo quest’amore si è trasformato, infatti noi volontari abbiamo tanto amore per gli animali ma è diventato un amore diverso da quello che hai per il tuo gatto di casa.

E’ un amore a tempo determinato nel senso che sai che a un certo punto con freddezza dovrai prendere il gatto e dovrai darlo all’adottante. Non mi metto a piangere che va via il gatto e se piango è un pianto di commozione.

C’è un’adozione che ricordi con commozione?

Mi sono commossa tantissimo un anno fa per l’adozione di un gattino che doveva raggiungere la sua nuova famiglia a Milano. Mi ha mandato un video la volontaria, partita con Italo, che stava portando il gatto a Milano, e con entusiasmo mi ha scritto “Siamo pronti per partire”. Quando il treno è giunto a destinazione mi arriva anche il video degli adottanti che accolgono il gattino.

Mi commuovo pure adesso a raccontarlo, vedere questo treno che arriva e tu sei lì e c’è tutta una organizzazione intorno di persone che la pensano allo stesso modo. Persone che fanno un lavoro diverso, non si conosco ma che hanno un unico obiettivo, quindi in quel momento è portare a destinazione uno scricciolo di neanche un chilo. Queste sono le storie più commuoventi!

Ogni adozione ha una sua storia, Sonia, quale è invece l’adozione che più ti ha fatto sorridere?

Mi ricordo quella in cui è venuta Giorgia, una ragazza che ora è diventata mia amica, e dopo tanti anni continua a mandarmi le foto dei suoi gatti felici. Lei era venuta per adottare Margherita, una gattina stupenda e nel box c’era anche Giovanni, che all’epoca era uno scriccioletto a pelo semi lungo, tutto nero, magrissimo, il più piccolo della cucciolata.

Noi consigliamo di adottarne sempre due e allora, ho preso il trasportino e invece di metterci solo Margherita ho messo anche Giovanni e le ho detto di prenderli tutti e due. Lei mi dice che assolutamente non può. A quel punto le ho detto con finta cattiveria di levarlo dal trasportino e di riportarlo nel box. Ha cominciato a insultarmi, perché non ci riusciva a prendere quel gattino così minuto. Si era accovacciato dietro Margherita come a dire “Portami a casa, portami via”, quindi lei non ce l’ha fatta. Ha chiamato la madre per farsi consigliare e alla fine se li è presi tutti e due.

Ogni volta mi ringrazia per averla costretta ad adottarli entrambi.

Giovanni è diventato un gattone bellissimo e simpatico che combina sempre danni. L’altro giorno mi manda una foto del gatto nero con scritto “Indovina chi è stato?”. Giovanni sembrava avesse la neve in testa, ma si era semplicemente messo nella busta del pecorino. Sorrido sempre quando penso all’adozione di Margherita e Giovanni.

associazione-calico

Grazie Sonia, noi di adozionianimali.com saremo lieti di ospitare i tuoi appelli anche qui!

Condividere e raccontare le adozioni dei nostri amici a quattro zampe è sempre una gioia, e ci fa capire che tra noi e gli animali c’è un filo sottile che ci unisce e si chiama empatia.

Se anche tu vuoi condividere la tua storia scrivici e saremo pronti ad ascoltarla. 🐾

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